Wikio & Promodigital, dov’è lo scandalo?

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censurato

In questi ultimi giorni la blogsfera è stata invasa da post e commenti in seguito all’avvenuta fusione tra Wikio e Promodigital.

Obiettivo di questa fusione è principalmente quello di fornire a Promodigital un database molto fornito di buoni blog a cui proporre la scrittura di recensioni a pagamento.

Post a Pagamento e casini vari?

Quello che ha scatenato un putiferio nella rete (cito tra gli altri le posizioni di Tagliaerbe, PromoDigital ed il casino dei post a pagamento, e Francesco Gavello, L’evoluzione del post sponsorizzato, Wikio e PromoDigital: è questo il futuro?) è stata la presunta interferenza di PromoDigital nell’operato del blogger, che rinuncerebbe alla propria indipendenza ed autonomia per una manciata di euro, sottoponendosi ad una sorta di “approvazione” e limitando di fatto la propria libertà di espressione.

Di sicuro alcuni difetti di comunicazione (il che non promette molto bene da un sito che si occupa di PR!) nelle FAQ di PromoDigital hanno portato i blogger a pensare al peggio, tanto da portare i responsabili del sito PromoDigital ad affrettarsi a spiegare meglio alcuni concetti, trattati in maniera superficiale, rivedendo ed esplicitando con maggior dettaglio alcuni punti.

Sei oggettivo, se pagato?

Altra questione aperta è relativa allo svendere la propria immagine di blogger, offrendosi di scrivere per denaro.

Il post pagato viene il più delle volte definito, in vari blog, in maniera dispregiativa come “post-marketta”: identificando lo sponsored post come una pubblicazione che esprima pareri non oggettivi, ma contenuti veicolati dal committente.

Non sono d’accordo!

Come ho avuto modo di osservare commentando su alcuni blog, io non mi trovo assolutamente d’accordo con questa che, personalmente, ritengo essere una caccia alle streghe.

Premesso che un blogger è sempre libero di aderire o meno al network, potendo quindi scegliere se sottoscrivere o meno un contratto con delle condizioni poste dal committente PromoDigital, ritengo che ci siano alcuni punti delle condizioni poste estremamente importanti:

  • “Il processo di convalida consiste nel semplice controllo della presenza del disclaimer “sponsored conversation” e dei link no follow di modo da assicurare ai lettori del blog la massima trasparenza. La convalida quindi non prende in cosiderazione la natura dei giudizi espressi nel post nel quale il/la blogger può esprimere liberamente le proprie opinioni sull’oggetto della campagna”
  • È intenzione di PromoDigital non confondere il search engine algorithms creando una popolarità “artificiale”. Per questo aggiungiamo automaticamente l’indicazione “no follow” a tutti i link embeddati negli articoli di sponsored conversation.

Mi sembra quindi che la tanto ventilata “censura” non sussista, ma si tratti semplicemente di rispettare alcune linee guida [definite contrattualmente] che servono a tutelare PromoDigital, i clienti che le affidano delle campagne ed i blogger che scrivono delle recensioni in maniera professionale.

In sostanza PromoDigital ti chiede di recensire uno o più prodotti (sei libero di partecipare o meno alle singole campagne), specificando esplicitamente che si tratta di un “sponsored post” e rispettando alcune linee guida definite nella campagna (come ad esempio la lunghezza minima dell’articolo, l’inserimento del nome del prodotto, immagini, alcuni link di riferimento) ed assegnando ai link presenti l’attributo di “NOFOLLOW”.

Sempre nelle FAQ è espresso chiaramente che non viene assolutamente richiesto un parere positivo sui prodotti recensiti, ma viene richiesto esclusivamente che la recensione sia scritta in maniera professionale e motivata (e direi che, visto che si viene pagati mediamente 60 € circa a recensione, sia una richiesta più che giustificata).

Conclusioni

Tempo fa, parlando di manipolazione linguistica nel marketing, ho citato questa frase tratta da un bel libro di Matteo Rampin:

Un novizio chiese al priore: “Padre, posso fumare mentre prego?” E venne severamente regarduito.
Un secondo novizio chiese allo stesso priore: “Padre, posso pregare mentre fumo?” e fu lodato per la sua devozione.

Mi sembra che anche in questa vicenda i termini assumano un’importanza fondamentale: il parlare di post a pagamento ha scatenato grosse questioni morali e di principio.

Probabilmente se si parlasse, come forse sarebbe più corretto, di professionisti pagati per recensire dei prodotti o dei servizi, nessuno avrebbe battuto ciglio.

Nel mondo “reale” un critico professionista, in fin dei conti, fa le stesse cose: viene pagato per provare un prodotto/servizio (ad esempio un film al cinema) e su questo deve scrivere un articolo secondo le linee guida imposte dal proprio editore (numero di battute, layout, informazioni minime da indicare, foto, etc.), ma non per questo è limitato o influenzato nella propria opinione.

Se poi sei proprio un purista e vuoi essere libero di scrivere quando vuoi, come vuoi e se vuoi, in fin dei conti, nessuno ti obbliga a partecipare.

E tu da che parte ti schieri?