Il Blog, la Radio Libera del 2000?

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Amo la radio perchè arriva dalla gente / entra nelle case e ci parla direttamente

se una radio è libera, ma libera veramente / piace ancor di più perchè libera la mente.

[da La Radio di Eugenio Finardi]

Le Radio Libere

Nel 1976, in seguito al cambiamento della normativa relativa alle comunicazioni via etere, il mondo della Radio venne rivoluzionato: i privati potevano, anche se solo a livello locale, mettersi in concorrenza con il servizio pubblico, fino ad allora monopolista.

Le Radio Libere trovarono un punto di forza proprio nella limitazione territoriale che imponeva scelte di programmazione indirizzate a “target” ben definiti e facilmente individuabili.

Altri punti di forza delle emittenti private, rispetto al servizio pubblico era la propensione ad utilizzare tecnologie nuove ed avanzate, come la stereofonia, e l’interattività con gli ascoltatori che venivano coinvolti direttamente: l’ascoltatore aveva la possibilità di intervenire nel corso della trasmissione, dare le proprie opinioni e commenti, oppure aveva l’opportunità di scegliere brani musicali di proprio gradimento.

Il fenomeno fu considerato, inizialmente, più come una moda temporanea che come un’evoluzione del modo di concepire la radiofonia in Italia.

Nel tempo, però, molte emittenti dimostrarono di poter competere qualitativamente con le emittenti pubbliche e la limitazione territoriale venne superata creando network in grado di trasmettere non più solo in zone limitate maanche sull’intero territorio nazionale.

L’evoluzione

Il mondo dell’economia ha le sue leggi: nel giro di qualche anno il volontariato si è notevolmente ridotto, i costi di gestione, per quanto bassi, hanno iniziato a farsi sentire.

Le radio si vedono costrette a diventare imprese commerciali. Qualcuna tenta di resistere chiedendo agli ascoltatori una sorta di canone, ma quando un servizio viene dato gratis, in seguito è difficile riuscire a farlo pagare.

Il Blog

Vedo tante analogie tra la storia e l’evoluzione della Radio Libere ed il nostro amato Blog:

  • Bassi costi di inizio attività;
  • Passione e voglia di comunicare;
  • Innovazione negli strumenti e nel modo di comunicare;
  • Possibilità di esprimersi liberamente;
  • Partecipazione ed interattività;
  • Evoluzione della passione in business.

E’ interessante in particolare il dibattito filosofico che accomuna le due realtà.

I puristi della Radio Libera sono contrari al profitto ed alla vendita della propria libertà d’espressione agli sponsor.

I puristi del Blog sono contrari a vederlo come uno strumento di informazione pura e accessibile liberamente in siti privi di spazi pubblicitari.

Considerazioni Personali

Lo ammetto, ho scoperto tardi la radio: purtroppo ho iniziato ad apprezzarla veramente solo quando ho iniziato a passare lunghi periodi in auto.

E’ un tipo di comunicazione che mi piace, mi rilassa, mi da informazione, divertente o utile che sia, al contrario della televisione.

Vedo il conduttore come un Blogger: durante la sua trasmissione può esprimere ciò che pensa, può dare un commento o una sua opinione su qualche evento, utilizza un linguaggio diretto ed informale.

Il film Radiofreccia, di Luciano Ligabue, racconta la storia di una radio libera che pian piano diventa un lavoro vero e proprio.

  • Nuova sede (stai pensando ad un server dedicato?)
  • Nuovi impianti (finalmente hai commissionato ad un grafico il tuo tema personalizzato?)
  • Le prese in giro per la presenza di sponsor (è lecito guadagnare con un blog?)

Buonanotte… qui è Radio Raptus… e io sono Benassi… Ivan. Forse lì c’e’ qualcuno che non dorme, be’ comunque che ci siate oppure no, io c’ho una cosa da dire. Oggi ho avuto una discussione con un mio amico; lui… lui e’ uno di quelli bravi, bravi a credere in quello in cui gli dicono di credere. Lui dice che se uno non crede in certe cose non crede in niente. Be’ non e’ vero… anch’io credo…Credo nelle rovesciate di Bonimba, e nei riff di Keith Richards.
Credo al doppio suono di campanello del padrone di casa che vuole l’affitto ogni primo del mese.
Credo che ognuno di noi si meriterebbe di avere una madre e un padre che siano decenti con lui almeno finché non si sta in piedi.
Credo che un’Inter come quella di Corso, Mazzola e Suarez non ci sarà mai più, ma non è detto che non ce ne saranno altre belle in maniera diversa.
Credo che non sia tutto qua, però prima di credere in qualcos’altro bisogna fare i conti con quello che c’è qua, e allora mi sa che crederò prima o poi in qualche Dio.
Credo che se mai avrò una famiglia sarà dura tirare avanti con trecento mila al mese, però credo anche che se non leccherò culi come fa il mio caporeparto difficilmente cambieranno le cose.
Credo che ci ho un buco grosso dentro, ma anche che il rock n’ roll, qualche amichetta, il calcio, qualche soddisfazione sul lavoro, le stronzate con gli amici ogni tanto questo buco me lo riempiono.
Credo che la voglia di scappare da un paese con ventimila abitanti vuol dire che hai voglia di scappare da te stesso, e credo che da te non ci scappi neanche se sei Eddy Merckx.
Credo che non è giusto giudicare la vita degli altri, perché comunque non puoi sapere proprio un cazzo della vita degli altri. Credo che per credere, certi momenti ti serve molta energia. Ecco, allora vedete un po’ di ricaricare le vostre scorte con questo…

[sfogo libero di Freccia mentre parla alla radio, dal film Radiofreccia]

Linkografia

Radio Pirata e Radio Libere

Radio Libere – Wikipedia

L’Italia delle Radio Libere

World 2.0: una definizione di web 2.0

Radiofreccia [1998]

I love Radio Rock (2009)

Crediti Fotografia

Radio Days: “Radiola” by Shastadaisy~

Penso che i Blog abbiano tante analogie con la storia che ho raccontato: tu cosa ne pensi? Raccontalo in un commento.

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